Il flusso sensoriale
Tag:
A volte mi guardo intorno, cerco di decifrare il mio ruolo fra quella moltitudine, non sempre ci riesco, spesso fallisco ma, da attento osservatore, noto qualcosa, qualcosa che unisce le persone e non è la passera, o per lo meno non solo quella, non è qualcosa di fisico, di palpabile ma qualcosa di immateriale, leggero, sospeso nell’aria: un flusso sensoriale.
La maggior parte delle cose che contano nella nostra vita non sono corpo ma spirito: il primo è sempre relegato alla ristretta e vuota categoria delle apparenze mentre è proprio lo spirito a governare il mondo, a far sì che qualcuno abbia "ancora il coraggio di innamorarsi", a permettere che ciò che ci circonda possa permettersi il lusso di avere un senso, a fare di questa esistenza qualcosa che vada oltre il semplice scoccare delle ore, dei giorni, degli anni.
Se ci pensate, date sempre un senso alla vostra esistenza grazie a flussi ben definiti; può trattarsi di un sentimento, il flusso dell'intesa passionale, di una gioia, un flusso che vi attraversa e vi rigenera, o di una tristezza, un flusso che non c'è più e che lascia al suo posto un terribile e sconosciuto senso di vuoto.
Siamo continuamente attraversati da molteplici flussi, ondate di stimoli che inevitabilmente ci condizionano, accesi da ricordi, da progetti o semplicemente dalla coscienza di essere appena stati investiti. Questo sono i flussi: un'infinita possibilità di interazione sociale.
Mi piace di tanto in tanto giocare con le suggestioni, così immagino che, senza tanta fantasia in fondo, non tanto Dio ... ma un Dio ... si nasconda fra questi soffi divini, fra la magia di uno sguardo profondo mentre cade la neve su Roma, fra il tepore di un abbraccio sotto un ciliegio fiorito, fra quei pochi momenti in cui ci si sente completi. Una forza superiore ma terrena, onnipresente ma non invadente, divina ma umana. E’ per me illuminante, nel caso specifico, James Cameron, con il suo Avatar e quel geniale albero delle anime, della vita, che conduce in preghiera; che sorregge quando non ci sono più braccia cui appigliarsi per non cadere; che benedice simbolicamente un’unione; che accompagna, paterno, verso la morte.
Perché quell’ albero non può essere un Dio?
Semplice … perché non ci crede nessuno, non conviene, non più.