Torino - Juventus: il calcio e la vergogna
Ci sono avvenimenti per cui non basterebbero decine di parole ad inquadrarne il pieno significato, il principale concetto, ce ne sono altri per cui, in fondo, ne basterebbe anche una sola: vergogna. L’avvenimento in questione, quello della vergogna, è accaduto prima, durante e dopo Torino-Juventus, il derby della Mole disputatosi questa domenica e vinto dai granata per 2 reti (Darmian e Quagliarella ) a 1 (Pirlo).
La solita tensione incandescente, quella fra le due tifoserie dall’accesissima rivalità, si è rivelata molto più dannosa per il sorprendente e meritevole, anche quest’anno, Torino. Infatti quella che per i colori granata avrebbe dovuto rappresentare una data storica, ovvero, il giorno in cui, dopo ben 20 anni, il Toro è riuscito a superare la Juventus in un match di Serie A, verrà ahimè, soprattutto ricordato per qualcosa di meno meritevole, meno sportivo, meno da calcio: il fanatismo ultras e le conseguenze a cui porta, l’odierna tegola che inchioda quello che etichettavamo come lo sport più bello del mondo.
Torino-Juventus: gli scontri. L’odio fra le due tifoserie era nell’aria e si è concretizzato pienamente in due atti di stampo ultras: il lancio di due bombe carta dal settore juventino a quello granata, le cui esplosioni hanno causato 11 feriti, un bilancio che in fondo fa tirare un sospiro di sollievo considerando le ipotizzabili conseguenze di un’esplosione in un luogo densamente occupato quale può essere il settore di uno stadio; l’assalto della tifoseria granata al pullman bianconero, difficilmente contenuto dalle assai scarse ( in proporzione ad una tifoseria ) presenze delle forze dell’ordine che hanno tuttavia prontamente individuato e fermato alcuni dei principali responsabili.
Le dichiarazioni. In merito agli sconcertanti avvenimenti dell’ennesimo, triste epilogo di una domenica calcistica, si sono espressi il presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio, dichiarando che “Buttare una bomba carta in una curva di uno stadio è un atto eversivo oltre che premeditato“. Il sindaco di Torino, Piero Fassino, che si è invece rivolto alle vittime degli scontri, augurandosi che “le persone ferite possano ristabilirsi al più presto“. Infine Angelino Alfano ha evidenziato ed esaltato il merito delle forze dell’ordine che, dice il ministro degli Interni, “hanno prontamente individuato e arrestato i responsabili dell’assalto al pullman della Juventus“.
La conclusione sorge spontanea: quando di una domenica che dovrebbe essere speciale, come quella di Torino-Juventus, uno dei derby più sentiti d’Italia, si ricordano violenze dalla sconvolgente vergogna piuttosto che i magistrali gesti atletici di coloro che ne prendono parte in modo diretto, insomma quando si predilige il “fuori dal campo” al “campo“, allora in quel caso non ci si può più permettere il lusso di chiamarlo calcio perché di calcio non si tratta… non più.
