Nepal, la terra trema

10.06.2015 18:51

Non siamo intoccabili: da ieri ne siamo più consapevoli. La terra trema e quando questo avviene si sa, non promette mai nulla di buono. Lo ha fatto ancora, questa volta in Nepal, e la portata del fenomeno e delle conseguenze sono stati tragicamente degni di nota.

La scossa. Un terremoto di magnitudo 7.8, il più forte da 81 anni, ieri ha devastato il Nepal, causando, oltre ad incalcolabili danni urbani e dunque strutturali, circa 2000 vittime stimate che sono purtroppo destinate ad aumentare a causa dei numerosi dispersi. L’epicentro è stato individuato fra Kathmandu e la città di Pokhara, in un’area densamente abitata, tanto che l’ufficio dell’ONU ha calcolato che i nepalesi colpiti siano stati più di sei milioni e mezzo. L’incubo è sembrato materializzarsi nuovamente nella notte ed in mattinata dove due scosse, rispettivamente di magnitudo 5.6 e di 6.7, hanno nuovamente terrorizzato la popolazione che intanto scavava a mani nude nella terra, cercando assiduamente sopravvissuti fra le macerie.

Le conseguenze. Le risonanti onde del disastro hanno raggiunto anche il monte Everest, in particolare i campi base 1 e 2, causando numerose valanghe in cui hanno perso la vita circa 17 alpinisti tra cui Dan Fredinburg, manager di Google Adventure che ha documentato fino all’ultimo istante della sua vita la scalata sul monte più alto del mondo e la cui morte è stata resa nota dalla sorella. I corpi degli sciagurati alpinisti sono stati recuperati grazie agli imminenti soccorsi aerei. Riguardo i danni strutturali più evidenti, salta subito all’occhio il crollo della torre di Dharahara, nove piani per 62 metri, fra le cui macerie sono stati ritrovati circa 250 cadaveri. La torre era uno dei monumenti più antichi ed importanti di Kathmandu nonché patrimonio dell’Unesco, trascinata via dal violento terremoto insieme alla sue vittime e alla consapevolezza che l’umanità ha una prova in più da superare, una sfida che si sta giocando proprio in queste ore in Nepal.

 

Disastri di questa portata, è chiaro, non concedono possibilità di conforto o di fiducia ma di semplice rassegnazione, tuttavia, nonostante il dolore imperversi nei cuori di chi vaga ancora fra le strade e macerie di un paese inginocchiato al volto più crudele della natura, le immagini di aiuto reciproco, simbolo stesso dell’umanità, evocano una consapevolezza, quella che in eventi di tale gravità, in Nepal, in Giappone, o ancora, in Europa stessa, il mondo sarà sempre pront0 a gridare: Siamo con Voi!